Avrei voluto fare il Chimico, perchè quella mi sembrava la disciplina più esatta, e l’esattezza porta alla verità

All’Università poi, feci Medicina, una scienza molto meno esatta, ma di cui mi affascinava la complessità; mi accorsi che le cose “nuove” esercitavano un grande fascino su di me.

Nel 1991, al ritorno da due anni di formazione a Madison, nel Wisconsin, decisi che quella malattia, la Leucemia Mieloide Cronica o LMC, l’unica che a quei tempi era nota nella propria patogenesi molecolare, sarebbe stata la malattia in cui avrei cercato di ottenere una “risposta” con la R maiuscola o meglio, una terapia con la “T” maiuscola.

Un giorno del Marzo 1995 mi arrivó. tra le tante, una piccola provetta piena di una polvere bianca e con sopra la sigla “CGP57148B”.

Non lo sapevo ancora ma quella provetta, arrivata con un corriere appunto nel 1995 avrebbe cambiato la mia vita, e quella di centinaia di migliaia di pazienti. CGP57148B nel giro di 4 anni e grazie al lavoro del mio e di altri due laboratori divenne un farmaco, chiamato imatinib, che trasformó a tal punto la LMC che la malattia passó da una condanna a morte entro pochi anni, ad una “condizione compatibile con un’aspettativa di vita normale”, cioè uguale a quella di una persona senza leucemia, un risultato mai raggiunto in Medicina per un tumore.

Fui il primo a pubblicare questo risultato nel 2010, coordinando uno studio mondiale su circa 1000 pazienti con LMC.

In quello stesso anno, 2010, per una serie di avvenimenti davvero eccezionali fui il primo ricercatore a sperimentare in una giovanissima paziente affetta da Linfoma ALK+, refrattaria a tutte le terapie esistenti ed ormai in fase terminale, un inibitore di ALK (crizotinib) e a salvarne la vita: ne seguiranno altre centinaia, anche se per un’altra serie di circostanze, queste ultime tuttaltro che eccezionali ma purtroppo comuni e reali (burocrazia, visione eccessivamente economica della salute) questa terapia non è ancora divenuta la modalità usuale di trattamento di questi linfomi.

Chi fosse interessato a saperne di più potra’ leggere tra qualche settimana il libro “Tu sarai la prima”.

Infine dal 2011 sono stato il primo ematologo italiano a intraprendere la strada del sequenziamento genomico massivo o “Next Generation Sequencing”, che mi ha permesso di identificare e caratterizzare la funzione di due nuovi oncogeni, SETBP1 nel 2012 e ETNK1 nel 2015; questi nuovi oncogeni cooperano tra loro e con altri nell’indurre leucemie e altre neoplasie ematologiche; la loro identificazione ancorchè una scoperta cosiddetta “di base”, aprirà nel futuro la strada a terapie più specifiche ed efficaci per queste malattie.

Dal 2017 sono direttore della Clinica Ematologica dell’Ateneo, una struttura che comprende un laboratorio di ricerca con 14 persone, ed una parte clinica con 20 medici, 8 specializzandi e 41 tra infermieri, OSS e data managers.

Il budget totale annuale è di circa 26 milioni di Euro. I pazienti di cui ci prendiamo cura sono circa 7000.

Dal 2017 ho ristrutturato l’attività della Clinica Ematologica: ho ridotto i diversi turni di guardia esistenti da 6 a 3, liberando tempo ai medici ed assegnando dei data mangers col compito di assistere i medici nelle incombenze burocratiche più semplici; ora ogni nostro paziente che viene in visita vede sempre lo stesso medico e non ogni volta un medico diverso.

Penso che chiunque di voi abbia frequentato un ospedale come paziente o parente di un paziente possa capire l’importanza di ciò.

Ho ridotto le dimensioni dell’ ufficio del mio predecessore, liberando cosi’ spazio per una sala riunioni per 30 persone.

Nel reparto di Ematologia, dove le degenze sono lunghe, oltre 1 mese in genere, e il senso di isolamento nelle camere determina una sindrome da incarcerazione, ho creato un apposito spazio (patient lounge) dove anche una persona gravemente immunodepressa come i nostri pazienti, possa recarsi per passare un po’ di tempo, consumare un frutto o bere un caffè.

Il nostro reparto è anche uno dei pochi in cui sia stata creata una rete WiFi dedicata ai pazienti.

Tutto questo ha anche permesso di passare da un passivo di circa 1 milione di E (2016) ad un attivo di circa 500.000 E (2018), e non diminuendo bensì aumentando le prestazioni fornite: l’attività è passata da 16000 prestazioni annuali a quasi 24000.

Il S Gerardo non è stato solo il primo ospedale in Italia ad aver sperimentato imatinib nel 1999 ma anche il primo ad aver introdotto la versione generica di imatinib nel 2017; ciò ha permesso di ridurre la spesa farmaceutica per la LMC di 3,5 milioni di Euro all’anno, una cifra corrispondente agli stipendi di tutto il personale medico e infermieristico dell’Ematologia.

Mi sono battuto, con numerose pubblicazioni, contro il prezzo eccessivo dei farmaci utilizzati in oncoematologia.

Il numero di studi clinici sponsorizzati o indipendenti è triplicato così come le pubblicazioni in cui personale appartenente alla Clinica Ematologica è presente come coautore.

La produzione scientifica sia clinica che sperimentale mi ha permesso di continuare ad essere incluso nell’elenco dei commissari ASN per il SSD di malattie del sangue (MED015), l’SSD con i valori bibliometrici più alti in assoluto.

In sintesi: penso di aver dimostrato capacità scientifiche e organizzative, ed indipendenza da condizionamenti esterni: sono pronto a dare gli ultimi 6 anni di attività al servizio del nostro Ateneo.

Parlo di servizio perchè questo e’ il ruolo in cui mi vedo: servitore della nostra istituzione e quindi di tutti voi.

Chi desideri esaminare una versione più formale del mio CV può scaricarla qui.